it time and again ... la bosnia ... le bosniache ... le centrali idroelettriche e me stessa
(premessa)
Il qui e l'adesso, ovvero un promemoria al vero gabbiano jonathan livingston che vive nel profondo di noi tutte.
Stare dentro un paese, assediato dal negativo di sè, può aiutare a perdere la dimensione del perchè restare, tanto dentro il paese, che dentro se stesse.
A me sicuramente questo è avvenuto adesso e prima; periodicamente dispersa come se, in mancanza di essenza, avessi allungato il profumo con l'acqua nell'illusione di farlo durare più a lungo.
Se a questo aggiungo che non uso profumi, da sola mi rendo conto di come il labirinto mi abbia intrappolata. Così, per uscirne, non c'è che da esercitare una magia zen, e capire che per arrivare dovunque vogliamo andare, si deve essere già là.
Una volta fatta la magia so di essere in bosnia, nella mia casa, fra la mia gente.
Una volta fatta la magia è come sapere che le questioni di dayton non mi riguardano, le identità collettive ed etniche sono una nebbia densa fatta per farci andare fuori strada e che la questione della cittadinanza è legata ad uno stato di fatto più che di diritto.
Dato che il diritto protegge Dayton, protegge i popoli costituenti, autorizza la concessione a ditte fantasma per la costruzione di centrali idroelettriche lungo i più bei corsi d'acqua della bosnia dalla Neretva, alla Vrbas, Drina e via discorrendo.
Proprio per questo vale la pena di dire che un paese senza cittadine è riuscito ad eleggere un presidente (uno dei tre) rinnegando la linea di diretta ascendenza ed esclusività etnica. Eh già perche il neo presidente eletto è stato votato da non-croate; non-musulmane (non-bosnacche), non-serbe non-altre-ostalo-resto, ovvero da quella strana e inesistente classe, che pur non esistendo ha deciso di esistere, ed ha, grazie ad una magia zen, creato le cittadine ed i cittadini, i/le bosniache.
Una piccola magia che dice per arrivare bisogna già esserci. Dunque anche io sono qui, l'ora e l'adesso di me stessa.
Il qui e l'adesso, ovvero un promemoria al vero gabbiano jonathan livingston che vive nel profondo di noi tutte.
Stare dentro un paese, assediato dal negativo di sè, può aiutare a perdere la dimensione del perchè restare, tanto dentro il paese, che dentro se stesse.
A me sicuramente questo è avvenuto adesso e prima; periodicamente dispersa come se, in mancanza di essenza, avessi allungato il profumo con l'acqua nell'illusione di farlo durare più a lungo.
Se a questo aggiungo che non uso profumi, da sola mi rendo conto di come il labirinto mi abbia intrappolata. Così, per uscirne, non c'è che da esercitare una magia zen, e capire che per arrivare dovunque vogliamo andare, si deve essere già là.
Una volta fatta la magia so di essere in bosnia, nella mia casa, fra la mia gente.
Una volta fatta la magia è come sapere che le questioni di dayton non mi riguardano, le identità collettive ed etniche sono una nebbia densa fatta per farci andare fuori strada e che la questione della cittadinanza è legata ad uno stato di fatto più che di diritto.
Dato che il diritto protegge Dayton, protegge i popoli costituenti, autorizza la concessione a ditte fantasma per la costruzione di centrali idroelettriche lungo i più bei corsi d'acqua della bosnia dalla Neretva, alla Vrbas, Drina e via discorrendo.
Proprio per questo vale la pena di dire che un paese senza cittadine è riuscito ad eleggere un presidente (uno dei tre) rinnegando la linea di diretta ascendenza ed esclusività etnica. Eh già perche il neo presidente eletto è stato votato da non-croate; non-musulmane (non-bosnacche), non-serbe non-altre-ostalo-resto, ovvero da quella strana e inesistente classe, che pur non esistendo ha deciso di esistere, ed ha, grazie ad una magia zen, creato le cittadine ed i cittadini, i/le bosniache.
Una piccola magia che dice per arrivare bisogna già esserci. Dunque anche io sono qui, l'ora e l'adesso di me stessa.
