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Nov. 18th, 2006

questioni costituenti

.questa notte sono sola.

dentro la mia coerenza si affannano certificazioni di vari amori
quello per una città che mi abbia vista nascere
per una città che mi veda andarmene
e per quella città, più inquietante di tutte, che mi vedrà tornare

.questa notte sogno sola.

dentro le porte chiuse del mio sonnno
affermo le cittadinanze negate
le loro essenze, un non-essere territoriale
che allaga e si allarga affondato di frontiere

.questa notte sento sola.

la musica che non ascolta oltre se stessa
che ripete marce trionfali sulle morti dei vinti
che apre e chiude telegiornali
e che, a basso indice d'ascolto, assolve i criminali
licenzia le vittime con sorriso di circostanza
e stabilisce rimborsi alla voce
perdita di una mano, una gamba, un occhio, un cuore

.questa notte vivo sola.

innaturale come l'acqua gasata
settoriale come le squadre di calcio
inevasa come una bolletta in scadenza
fredda e distanziante come un computer spento

questa notte lavoro sola.

immersa nella mia rete cerco tracce
affidata alle lingue diverse che mi ostacolano
ricostruisco e connetto assensi molteplici
immagino giorni di numeri ed euro
dollari di sicurezza per la gente che amo
e iniqua, inquieta e negata insisto oltre la notte
raggiungo le spalle del giorno contro il quale dovrò buttarmi

.......

questa notte che non comincierà
, finita da me,
rimane la notte in cui avrei potuto essere
il corpo protetto che non sono.

Jun. 23rd, 2006

dosta - basta - enough (cronaca)

Nove e dieci giugno il fine settimana di dosta.
Alle 12.00 cominciano a riunirsi i/le partecipanti per l'usuale manifestazione/sfilata lungo le strade che dal Parlamento portano al centro e viceversa.
E' un sabato importante, questo del dopo-concerto. Servirà a verificare se il boom di partecipazione del 3 giugno può ripetersi  o almeno contribuire a consolidare la presenza di DOSTA.
La manifestazione conferma ... ci sono nuovi volti, generazioni e stili diversi che traspaiono dai vestiti.

Il gruppo tiene e sfila, scandisce slogan e resiste, un altro sabato passa fra le strade di un Sarajevo scavata in attesa dell'asfalto fresco che ogni elezione sembra portare con se.
E si, perchè ad ottobre la Bosnia Erzegovina va al voto e questo ha come sempre,in tutti i sud del mondo, fatto scattare i lavori di pavimentazione e ripavimentazione delle strade. La città soffre ingolfata di pioggia ma i politici sorridono alla prova evidente del proprio impegno.

Sabato 17 giugno, un altro sabato questa volta scandito dal sole. Alle 12 la musica forte e gridata, davanti allo spiazzo(plato)  del parlament  cominciano ad arrivare alla spicciolata i/le manifestanti. si aspetta fino a quando il gruppo parte. Una manifestazione che si snoda lungo il tracciato di sempre è che annovera viaggiatori e viaggiatrici che di Sarajevo hanno voluto guardare e partecipare anche questo.

Il lungo giro sotto un caldo afoso è duro per i/le bimboline/i al seguito. Madri e padri stentano a tenere il passo del gruppo e alla fine rallentano e chiudono come ultimi sorridendo e pensando a come fare ad esserci mantenendo il doppio ruolo di aspiranti cittadine/i del paese che ancora non c'è e genitori presenti... una ricerca lunga.

Venerdi 23 giugno un fuori scena: una festa di musica nello spazio aperto di fronte alla Skupstina.
Una maniera di mantenere viva la voglia di essere se stesse, di continuare a vivere le manifestazioni come un momento di resistenza e protesta ma anche come un modo per costruire relazione, per fare gruppo.

Nel frattempo si preparano nuove azioni che hanno nel simbolico il loro momento.
Dosta non è in corsa per le elezioni piuttosto è in corsa per matenersi all'altezza di se stessa. Per continuare ad essere creativa e a parlare alla gente restando gente senza diventare partito.

Una corsa difficile e piena di ostacoli. Esserci ogni sabato comunque è la prima promessa di resistenza che richiede di essere confermata affinchè chiunque abbia voglia di dire dosta con la propria voce, corpo, faccia, sappia che basta andare davanti alla Skupstina alle 12.

Mantenere e rinnovare la promessa è solo il primo passo. Guardarsi attorno con lucidità e trasparenza, contando chi si aggiunge e sapere per quale dosta si è attivat@ è un altro passo. Continuare a pensare e accettare la sfida di uscire da Sarajevo per andare a Mostar e verificare la difficoltà di una città diversa e ancora più diffidente, con una sua specificità difficile da scomporre è un un terzo passo. E una volta cominciato a mettere i piedi uno davanti all'altro, i passi diventano movimento da mantenere.

La ricerca dei passi successivi è naturalmente e inevitabilmente simbolica. Si tratta di mantenere la capacità di stupire e sorprendere e, attraverso questo, riuscire ad aprire un canale di comunicazione con quante/i fingono di non pensare, di non vedere di non decidere e passivamente confermano lo stato di fatto anzi lo rafforzano.

Alla prossima cronaca il quarto passo , che sarà lungo e colorato:  Dosta