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Jun. 10th, 2006

l'interesse autentico parte 2: contaminazione fra possibile e reale



Parlare di interesse autentico richiede l'abilità di un gambero, ovvero la qualità di avanzare e retrocedere mantenendo comunque la posizione.

Dico questo per la semplice ragione che la ricerca di un livello di contaminazione fra possibile e reale che sia al contempo leale, tanto verso il desiderio di un mondo più equo e sostenibile quanto verso la possibilità di averlo/farlo/crearlo, è naturalmente condizionata dalla sempre più evidente e critica non-sostenibilità ne/degli ideali dello sviluppo/cooperazione internazionale.

Infatti, la realizzazione di questi ideali avviene attraverso il filtro delle regole proprie all'attribuzione di fondi pubblici. L'entrata degli ideali in un sistema legale e formale, sia esso statale o sovrastatale (Nazione/Unione Europea/ONU) significa che gli ideali verranno valutati, interpretati e approvati nella misura in cui corrispondono e contribuiscono alla politica estera e di promozione del sistema legale-formale approvante, quindi come nel processo di trasformazione del cibo scontano tutta la distanza fra la mela originaria ed il succo finale in vendita.

Il processo di trasformazione serve per fare si che l'ideale grezzo venga allineato e reso conforme ad un sistema paese. Anche se, occore sottolineare che, sempre più spesso, il sistema paese creato è un luogo della forma più che della sostanza. Così, quasi per legare la realtà dei corpi alle realtà delle politiche lo sviluppo/cooperazione/aiuto si è fatta decentrata, locale addirittura secondo alcune accezioni popolare. Quasi a significare, con questo, che avvicinando territorialmente il soggetto che finanzia al soggetto che implementa le politiche di cambiamento, si possa diminuire o quantomeno mantenere, una contaminazione accettabile (!?!).

Sempre proseguendo lungo una linea logica di riduzione della distanza fra il legale-formale ed il reale-autentico: l'auto-finanziamento di un'idea, progetto, programma offrirebbe la soluzione magica, quasi una regola aurea per garantire il migliore (ovvero minore) livello di contaminazione fra il possibile ed il reale.

Eppure non è così. La meraviglia dei ragionamenti logici è che tendono a sopprimere la realtà. I ragionamenti logici non fanno il conto con i corpi. Con le incongruenze individuali e collettive, con le tentazioni, le ambizioni insomma ogni buona causa ha il proprio Faust dietro l'angolo pronto a suggerire contaminazioni di successo dell'idea/progetto/programma.

La questione quindi di una consapevolezza senza discontinuità simbolica dei valori dichiarati diventa LA QUESTIONE di ogni individua che abbia interessi nel cosiddetto mondo-pubblico-e-del-bene-comune.

E questo per il momento, il prossimo giro di scrittura sull'interesse autentico richiederà un ulteriore passo da gambera per ri-partire dall'individua, dalle sue aspirazioni, ambizioni e costrizioni per una sopravvivenza (quotidiana, mensile e annuale) che sia superiore al livello minimo della povertà dignitosa.

May. 29th, 2006

giorno primo, riflessione: l'interesse autentico

Ho lavorato anni dentro un sistema che si chiama cooperazione internazionale e anche se me ne sono distanziata non l'ho mai lasciato.

Sono rimasta a lavorare nel terzo settore o settore not-for-profit come individua a contratto di un idea: ovvero una fra le tante co.co.co che devono realizzare gli obiettivi di un progetto. Per alcuni anni non ho avuto nulla da dire se non progressivamente liberarmi delle contraddizioni sperimentate sulla pelle, cercando di trovare una dimensione olistica e a misura di donna.

C'è una non-sostenibilità negli ideali che la cooperazione fa professare alle proprie cooperanti che alla lunga porta all'alienazione e al cinismo. A mio tempo, per rimanere umana, avevo operata una quasi-uscita di scena dal sistema ed una sospensione del campo di coscienza.

Il "trucco" ha funzionato, e sono riuscita ad eliminare le tossine più pericolose e inquinanti. Ma ogni bel gioco dura poco e pensando di esserne fuori mi sono nuovamente ricacciata nella non-sostenibilità degli ideali e nella corrispondente consumazione del corpo (quello vero reale) estenuato, dal tentativo di garantire un livello di contaminazione possibile, reale e al contempo leale fra il desiderio di cambiare il mondo e la possibilità di farlo senza divenire una schiava nell'ambivalente mondo not-profit o della cooperazione internazionale.

Così da circa 20 giorni ho cominciato a riflettere su l'interesse autentico, ovvero il livello di contaminazione fra il mercato ed il presupposto teorico che fa da base alle diverse idee di cooperazione.

E' infatti vitale, per qualunque operatrice e soprattutto per quelle alla frontiera fra i mondi ricchi e quelli meno ricchi o definitivamente poveri, riuscire a definire l'interesse autentico dei soggetti della cooperazione che ci contrattano.

La ragione è fondamentale perchè la prestazione richiesta all'operatrice attiene alla rappresentanza simbolica dei valori dichiarati dal soggetto contraente (ong, cooperativa sociale e via discorrendo) per cui, maggiore la distanza fra sistema di valori dichiarato e il sistema di valori praticato, maggiore la consunzione fisica dell'operatrice che, alienata, deve praticare una politica e dichiararne un'altra.

Per cui dal punto di vista della sopravvivenza fisica e simbolica l'operatrice dovrebbe riuscire a riconoscere in chi la contratta e contatta il divario reale esistente fra l'interesse autentico dichiarato (un mondo uguale e giusto per tutte/i) e l'interesse autentico perseguito (un mondo migliore per alcune/i).

Naturalmente, è solamente riuscendo a riconoscere l'interesse autentico perseguito che l'operatrice riesce ad essere una soggetta attiva di cambiamento e a vivere una contaminazione possibile e non distruttiva.

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