Home

March 2007

S M T W T F S
    123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Syndicate

RSS Atom
Powered by LiveJournal.com

Jun. 6th, 2006

dosta - basta - enough

Per un momento sabato 3 giugno ho pensato che il cielo in Bosnia fosse nazionalista:
piangeva, come al funerale di Izetbegovic... (così Paddy Ashdown il piccolo dio della comunità internazionale aveva descritto la giornata grigia e piovosa - mutna - del funerale).

Invece alle 7 di sera anche il cielo ha detto DOSTA - BASTA - ENOUGH ovvero quando è troppo è troppo.

Il 3 giugno è stata una bella, intensa, musicale giornata di protesta.

Dosta il movimento di resistenza e protesta civile è tornato a parlare ... Dal 22 dicembre 2005 ha preso a riunirsi ogni sabato alle 12 davanti al parlamento, ogni sabato il collettivo food not bombs ha raccolto cotto e distribuito cibo caldo, ogni sabato ha manifestato attraversando la città, da Marin Dvor lungo Skenderija passando per Dom Armije girando nella Ferhadija, attraversando la Titova, proseguendo lungo il cantiere della ex Robna Kuca a Parkusa e giù, verso palazzi governativi vicino all'Alipashina Dzamija per tornare alla Skupstina, al Parlamento.

Dosta è un movimento in cui persone fisiche si prendono la responsabilità di dire e fare, a cui contribuiscono con fondi propri e che rilascia ricevuta per ogni donazione e ne comunica l'uso. Un movimento di attiviste/i che si batte per promuovere la dignità di una cittadinanza bosniaco-erzegovese libera dal rigore etnico di Dayton, dalla demagogia dei partiti, dalle appartenenze a gruppi di potere. Insomma, era quello che ci voleva per una campagna elettorale che sta entrando nel vivo e non offre nessuna vera alternativa, impallata com'è fra le popolazioni costituenti ed il tentativo di non scontentare nessun@.

La specificià di Dosta è che non è stata creata dai fondi per la democratizzazione, l'accesso all'Unione Europea, la promozione di giovani, donne, pensionati e disabili ma che è la voce diversa di giovani, donne, pensionate/i e disabili che sono stanche di essere destinatarie future di questo o quell'intervento. Una voce naturale, che usa l'hip hop di Frenkie e degli altri gruppi che hanno ritmato la protesta del 3 giugno. E' una voce piena di umorismo che pubblica on line il fax con cui le autorità a firma di Bernhard Wiener negano il permesso di tenere il concerto davanti al Parlamento perche si tratta di uno spazio non pubblico con un cantiere aperto che lavora infaticabilmente anche durante il fine settimana. Affermazione ridicola e al contempo falsa per chiunque viva a Sarajevo e che dimostra l'imbarazzo e la difficoltà della politica professionista di fronte ad un movimento che è partito denunciando l'insensato aumento delle bollette della luce e che mostra di avere la creatività e determinazione necessarie per creare uno spazio di cittadinanza aperto.

 

DOSTA
Frenkie - Dubioza Kolektiv & Frenkie - Dosta


Mar. 12th, 2006

grbavica

1 marzo, prima del film grbavica a Sarajevo. Parte la campagna per la dignità delle sopravvissute. Un onore che le donne vogliono riconquistare per sè e per le figlie ed i figli innestate/i come bombe a tempo nelle pance di tante madri. 11 marzo muore slobodan milosevic, l’ultimo dei grandi artefici e con lui muore la colpa. Toccherà adesso alle piccole donne ed ai piccoli uomini fare i conti con la verità e la giustizia.

10 giorni lunghi come 10 anni, ripercorrersi per ritrovarsi. La grande politica non ama gli esseri umani, non ama nessun@ oltre se stessa. Questa è sempre stata, e continua ad essere, la ragione per cui non ha senso.

Così il mio tempo è dentro il tempo balcanico, 10 e più anni di vita e di altre vite, che scorrono l’una di fronte all’altra. Un tempo in cui i fatti sono confusi e poco maneggiabili... hanno il volto di chi sopravvive e la maschera di una morte eccellente. Un convergere dell’impossibile che fa sedere una accanto all’altra: l’arte e la storia, narrate da una come tante, una noi, con un accento lievemente straniero.

Il tempo ha una strana andatura. C’è un tempo per le rincorse, un tempo per gli aereoporti, un tempo che ognuna di noi vorrebbe poter amministrare ... il mio tempo comincia in una stanza con mobili rococò e carta da parati anni ’70 a spicchi verdi e marroni. Seduta in una poltrona, pietrificata leggo le storie delle donne violate, Bosnia Erzegovina ’92-‘93. Piango...
le lacrime scorrono da sole, la mascella rigida ed il dito che sfoglia una dietro l’altra le pagine. Non succede a me eppure succede a me, è una questione di corpo. Piango nuovamente nel cinema, 10 anni dopo, nel buio della proiezione. Non c’è nessuna scena violenta, nessuna immagine non servono a me, alle spettatrici agli spettatori, a chi ha vissuto l’assedio, il prima e l’adesso.
Il silenzioso gioco delle parti si interrompe, il tabù è gridato, le vittime resistono a chi le vuole curate in silenzio e ammassate senza distinzione.
Grbavica ha rotto gli argini con la forza di un fiume balcanico, argini alti e stretti, uno spacco di roccia, una breccia nelle coscienze e nelle negazioni. Una chiamata in causa del passato che consegna al presente i nostri volti.
Grbavica è un fiume che divide per le sue rive scoscese e senza retorica ma ha molti guadi, quelli delle vittime e della dignità di ognuna di noi. Un fiume che è al tempo stesso foce e delta: come dimostra il paradigma balcanico delle parti, che immediatamente si preoccupa di ri-nominare il vissuto per rendere il continuo degli eventi estraneo ed ostile. Una campagna per la dignità delle sopravvissute ... in una realtà in cui le sofferenze dei corpi vengono negate in decine di migliaia è una presa di posizione importante, è un guado ed al contempo un argine.

La metafora dei fiumi, nei balcani, è una linea visibile: confine, fronte, territorio. E metaforici, i fiumi scorrono veloci nei balcani in questi primi giorni di marzo. Il grande processo fra stati è al suo avvio, le storie si moltiplicano e sminuzzano per rendere nuovamente la gente spettatrice e burattin@... Ogni cosa viene macchiata di politica, di poteri forti che giustificano se stessi.

Così la morte regala il suo colpo di scena e sottrae l’ultimo grande colpevole dei tre alla giustizia internazionale degli uomini. Parliamo di questa morte, adesso non c’è più il colpevole comodo per la giustizia comoda di un tribunale che firma accordi fra stati per eccezioni ai crimini possibili di alcuni.

Siedono ognuno nel proprio al di là questi potenti-credenti e forse soffrono insieme per le morti causate in questa parte del mondo. Comunque sia polvere alla polvere cenere alla cenere, non sono più qui, hanno fuggita la giustizia incompleta e ridiventano icone dei propri vassalli. Resta a noi alle piccole donne ed ai piccoli uomini ricostruire le colpe dei pochi in una responsabilità collettiva che ridia ai fiumi metaforici il colore di fiume reali.