| spiralidosa ( @ 2005-08-08 16:37:00 |
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| Entry tags: | mare, tempesta |
tempesta
Tempesta
Aria scomposta resa fredda,
da nuvole veloci che con la cura dei corridori
arrendono l’estate
allo sgretolarsi incompreso della sabbia.
Il granello solo e diviso fra i milioni, rimane
attento testimone del colore, del suono e infine
trasparente e minuscolo si trasforma.
Io siedo
Connessa al mondo da una rete senza fili
Siedo
Sotto un pergolato nell’ombra di una casa
In un pomeriggio estivo
Notizie mi solcano, veloci e raffinate
Si soffermano sulla superfice della pelle
e la consumano
Io siedo, che dirne se non questo
Siedo come chi deve e non puo’
che accedere al mondo con occhi filtrati dall’informatica
altrove siedo e non qui, vago dentro uno spazio
e mi soffermo piena e persa al contempo
unita e disconnessa da quell’altra me di carne
che ha smesso desideri e sogni in favore di nuvole in bit
e ancora siedo pestando sui tasti scoloriti le mie unghie colorare
contrasti appena comprensibili dei mondi di carta.
Combatto una lotta che non e’ una lotta
una guerra non dichiarata che estenua le combattenti
e che riporta ogni volta all’inizio della spirale
siedo dunque come altre in altri luoghi siedono
e contigua a loro
siedo come chi ha fatto troppi passi con scarpe sbagliate
ed ora guarda ferite piccole banali e dolorose
siedono il mio corpo, la mia mente, il mio udire
siede la mia ex femminilita’
rannicchiata in un tempo infelice e dimentica
siede la mia nuova femminilita’
arrotondata appena dall’essere madre
siede la mia futura femminilita’
tremante di come sara’ e incerta nel suo voler-dover essere
siedo ecco cosa faccio
nelle ore che il tempo assegna
io siedo
siedo a lungo attiva e febbrile siedo e non mi accorgo
di avere un corpo fermo
non mi accorgo di averlo condotto ad un unico movimento
le pupille sullo schermo le mani sui tasti
un parco scuotersi delle gambe e del tronco
un respirare appena sufficiente al minimo dei muscoli
siedo fino a quando il mio corpo vero
grida dice che e’ tempo di fare altro
e faccio quell’altro per il tempo che mi resta
potrei non sedere o sedere altrove
su una riva, in un teatro
potrei dire che basta alla mia schiena, al mio collo
questo sedere contratta piegata dentro il respiro
potrei dire che basta al mio isolarmi dai volti e dalle mani,
dalle altre lingue che hanno sonore cose da dire
potrei dirlo ma non lo faccio
e ripetuta e continua siedo
perche’ e’ cosi che si combatte la mia lotta
perche’ e’ cosi che costruisco energie in movimento
per cui siedo e me ne lamento
quel tanto che soddisfa l’altro corpo
siedo rimandando il freddo, la fame
la voglia e la tensione del fare altro
siedo per pensare e per lavorare
siedo nascosta dallo schermo
e da me stessa
siedo perche’ posso perdermi
dentro un’oroscopo o una dichiarazione
siedo e accumulo come una ricercatrice
come uno scandaglio
come un’amministratrice in un caveaux
siedo io e quante altre e con quali scopi
siedo e non mi altero
non mi adultero
siedo siedo e ripetutamente siedo
durante lo stesso giorno e le molte settimane
siedo come un tempo dormivo o camminavo
siedo come domani non potro’ fare
siedo, per come oggi, guardando l’orologio
ho capito che dovevo sedere
per uno stralcio alla mia prosa
al digitare online
di una comunicazione muta
ecco come siedo
siedo come chiunque altra
su una sedia che e’metafora e reale
una sedia di plastica verde
una sedia da giardino
sotto il pergolato
di un mondo d’estate
mentre la mia vita reale
scorre fra la spiaggia
ed una citta’ lontana.
Siedo e siedero’ ancora
Per un tempo che vorro’ e non potro’ decidere
Per un tempo che mi dara’ luce e aria
E per un tempo che mi dara’ angoscia e lotta
Siedo per preparare la nuova fuga, per rimandarla
Per rischiararla di piani e alternative
Siedo per non scrivere in piedi
Per non parlare senza memoria
Siedo perche’ ho preso a farlo
Ed oggi, mentre apprendo,
quest’essere-seduta
mentre i miei tu, lui, lei loro,
una moltitudine
camminano
io.siedo
siedo
con minore necessita’
e senza dovere
siedo per scelta
e allungo le ore
In questo mondo,
e con questo corpo
mi ristoro
preda enigmatica
di un caffe’ rituale.
In questo corpo
mi dimentico
con questo corpo
mi rapprende la necessita’
e con lo stesso corpo la eludo
di quest’essere- seduta
dopo ogni cosa
non resta che la voglia
compressa dei muscoli